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ANDARE RAPIDI,MA DOVE?

Alcune considerazioni delle attiviste e degli attivisti di ArtLab Occupato sul prossimo Referendum costituzionale del 4 Dicembre.

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Il 4 Dicembre gli italiani e le italiane saranno chiamati e chiamate alle urne per l’importante decisione di confermare o respingere le riforme costituzionali approvate da Camera e Senato. Facciamo, per prima cosa, chiarezza: Art Lab è per un forte e chiaro NO alle riforme costituzionali. Tuttavia, allo stesso tempo, ci sentiamo un po’ scomodi nella posizione che ci vorrebbe attribuire l’avversario, cioè quella di conservatori contrari al “cambiamento”.

Il nostro collettivo è da sempre impegnato in battaglie cittadine, mantenendo sempre uno sguardo all’Europa e al mondo, e lavora con l’intenzione di dar forza a una nuova costituzione materiale, con lo scopo di costruire potere popolare in ogni contesto che ce lo consente: scuola, lavoro, impegno sociale e  di cittadinanza, al fianco di chi rompe i confini e chi grida “NI UNA MENOS!”, con chi vuole un mondo più giusto e lotta per la democrazia radicale, con chi lotta per ristabilire un sensato metabolismo  tra l’essere umano e la natura e denuncia devastazione, sfruttamento e corruzione.

Oggi vogliamo prendere posizione rispetto a questo evento elettorale perché crediamo che il voto del 4 dicembre vada analizzato all’interno del contesto politico italiano ed europeo, e nelle ricadute e accelerazioni che si sono presentate di fronte alle strategie di governance da dopo la crisi globale.

Evidentemente le oligarchie europee non vogliono mettere in discussione l’ortodossia del libero mercato  anche quando le politiche messe in campo danno pochi o scarsi risultati nella risoluzione dei problemi  del debito pubblico e della disoccupazione. Anzi questi problemi vengono presentati come urgenze che richiedono decisioni prese rapidamente, dove esperti elaborano soluzioni e lo devono fare con sempre maggior celerità. Il risultato dell’elaborazione delle soluzioni è sempre il medesimo ed è viziato ideologicamente da una presunta superiorità dell’Occidente e del libero mercato. I problemi causati dal libero mercato? Si risolvono con ancor più mercato!

I Governi che si sono succeduti in questi anni di crisi non hanno fatto altro che applicare i cosiddetti “memorandum europei”: taglio alla spesa pubblica ovvero al welfare, precarizzazione del mercato del lavoro e continue privatizzazioni.

Tuttavia sempre più emergono difficoltà nella legittimazione di questi provvedimenti e si apre una crisi di rappresentanza che genera nuovi spazi politici ma contraddittori. La crisi della rappresentanza politica si manifesta nell’astensione generalizzata, nei cicli di movimento che si sono dati in alcuni paesi europei –  l’ultimo dei quali è stato quello francese della “Loi travail” – e l’emergere di partiti anti-establishment.

Il crescente livello di astensionismo non sembra preoccupare la governance europea riguardo la propria legittimità. I poli dell’antagonismo politico istituzionale del ‘900 (quello socialista/progressista e quello liberale/conservatore) sono venuti a rassomigliarsi tanto da aver prodotto un effetto smobilitante della società e spoliticizzante del “grande evento” delle elezioni. Il consenso liquido non sembra essere in grado di compensare la disaffezione elettorale sino a tornare alla partecipazione politica di 50 anni fa. Ciò che compensa l’astensionismo e la disgregazione europea nella produzione di consenso è la minaccia esterna, sia essa sotto forma di Isis – stranieri che minacciano la nostra bianchezza – o di tempeste finanziarie evocate dal Dio Mercato del quale non si è rispettato il volere e non se ne sono seguiti i precetti.

Per quanto riguarda i movimenti, la gestione è sempre la stessa: dividerli, criminalizzarli e reprimerli. Non c’è interazione dialettica perché non c’è alternativa all’austerity europea, solo barbarie. Tuttavia al già poco gradito dibattito tra piazze e palazzi (sempre irrisolto perché generato dalle stesse politiche antipopolari che prevedono le ricette del’austerity), si affianca un altro problema di non poca importanza per la governance europea: la nascita e la prosperità di partiti anti-establishment.

È in questo contesto che s’inserisce la riforma costituzionale in Italia. Renzi è stato senza dubbio il più abile ad applicare il memorandum europeo dell’austerità, e con spregiudicatezza ha mantenuto la maggioranza necessaria per portare a termine gi obiettivi politici. Dopo aver preso il pieno controllo del Partito Democratico e arginato il fenomeno Cinque Stelle, imbavagliati i sindacati e screditati i comitati ambientali e i movimenti sociali, adesso gioca tutte le sue carte sul referendum costituzionale.

La giustificazione retorica di fondo è quella della rapidità di decisione, che sino a ora non avrebbe consentito al suo governo di ottenere i risultati sperati in termine di occupazione, riduzione del debito pubblico ed in generale allineamento agli standard europei.

La rapidità, la necessità di decidere, l’esigenza di eliminare vincoli – “lacci e lacciuoli”: questo è il falso pretesto per motivare lo stravolgimento della costituzione. Costituzione che non ha impedito di produrre un numero elevatissimo di norme (spesso fatte male) e di approvarle in tempi rapidissimi quando queste riguardavano interessi particolari di singoli o di gruppi di potere amici (vedi premier, banche, petrolieri, ecc).
Sembra di assistere alla nascita di una nuova corrente futurista di serie B, dove al posto di Marinetti e Boccioni compaiono Alfano e Verdini.

È impossibile pensare a questa riforma come ad un provvedimento isolato, va bensì inquadrata in un disegno molto più organico che ha come scopo la sottrazione di potere decisionale a cittadini, movimenti e a chiunque ponga delle critiche.

La sostituzione del senato elettivo con un circolo del dopolavoro di sindaci e consiglieri regionali (probabilmente nominati e sicuramente con le stesse immunità dei deputati) è solo il seguito della finta soppressione delle province, dove non si sono abolite cariche ed enti, ma solo la possibilità dei cittadini di eleggerli. L’accentramento di potere che deriva da questa riforma segue in piena continuità l’intervento “Sblocca Italia”, sottraendo competenze agli enti locali in fatto di energia e infrastrutture, al fine di avere ancor più mano libera nello sfruttamento e nella devastazione dei territori a favore di grandi costruttori e lobbies.

Viene inoltre ridotta ancor più la divisione dei poteri, aumentando (se ancor si poteva) la dipendenza del parlamento nei confronti del governo, con la creazione di canali privilegiati per le proposte di legge governative. Parlamento che, con l’ approvazione dell’Italicum, vedrà una stragrande maggioranza di deputati del partito di governo anche qualora ottenesse un risultato esiguo al primo turno, stravolgendo il rapporto tra voti ed eletti. Del resto, se ormai la politica ha ceduto il suo ruolo a interessi economici e finanziari sovranazionali, a banche e burocrati di Bruxelles mai eletti da nessuno, a cosa dovrebbe servire un parlamento, se non a recepire i loro ordini? Il caso Foodora fotografa bene questa situazione, dove la rapidità è più importante dei diritti e il profitto dei pochi si fa beffe della dignità dei tanti.

A questo scempio, voluto da un parlamento eletto con una legge incostituzionale, rispondiamo con un forte e deciso NO e v’invitiamo al dibattito con il comitato “DECIDIAMO NOI” di Bergamo che si terrà  ad Art Lab (B.go Tanzi, 26) giovedì 17 novembre alle ore 18.30.

Inoltre ricordiamo l’evento del “La NOtte Bianca Referendaria”  al Chiostro di Lettere di via d’Azeglio 85 venerdì 18 novembre a partire dalle 20, con banchetti informativi per poter votare da non residente a Parma, oltre che proiezioni, concerti e tanta buona musica.

Infine ribadiamo l’invito a mobilitarsi per votare e far votare NO al referendum del 4 dicembre tenendo presente che UN “NO” NON BASTA. É necessario costruire la resistenza alla precarietà e alla devastazione dei territori non solo con la matita elettorale, ma mobilitandosi ogni giorno sui luoghi di lavoro, nei quartieri e nelle scuole, e creare un’alternativa dal basso al neoliberismo e allo stato di guerra permanente.

ORA E SEMPRE RESISTENZA!

ART LAB OCCUPATO