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Il cielo sopra Goro e Gorino

14753302_1293045730727312_4307154947534167101_oSulle barricate ci siamo stati anche noi, o meglio, ci sono stati i nostri nonni, ormai bisnonni. Era una calda estate del 1922 e Parma era pronta ad affermare con dignità il rifiuto al nascente regime fascista che avrebbe poi svuotato di libertà e democrazia vent’anni di storia del nostro Paese.
Oggi, con l’estate ormai abbondantemente alle spalle, si torna a parlare di barricate e lo si fa poco lontano da qui, nella bassa, bassissima provincia ferrarese. Ma nemmeno i bancali sono simili a quelli di quasi cent’anni fa. Il “nemico” innanzi tutto è diverso. E non è tanto la donna incinta (quella sì, in effetti può destare terrore essendo in piena riproduzione), quanto la paura che cova negli animi dei cittadini di Gorino (e ahinoi, non solo). Il vero “nemico” è la Paura, quella con la P maiuscola, quella che distrugge le relazioni umane, che impedisce il dialogo, che rifiuta la conoscenza, che fa a meno della curiosità, che non ha tempo di pensare. È la paura che crea un vuoto. Che fa calare il buio sull’esistente. I cittadini di Goro e Gorino hanno deciso di tentare di sconfiggere la paura sì: più vuoto e più buio. E poi c’è l’ignoranza, tanta ignoranza. Giustificazioni ai bancali che bloccano la strada pregne di ignoranza, da non avere nemmeno la forza di controbattere. Cosa dire davanti a padri e madri che hanno il coraggio di fare questo. Solo sgomento e vergogna, davanti alla disumanità di questi e altri cittadini, ahinoi, votanti, che respingono uomini e donne, bambini e bambine, anziani e anziane.
Eppure la realtà è un’altra rispetto a quella che i cittadini di Goro vogliono sostenere e in cui credono e se non la si vede o si è orbi o si è stolti. Accantonate per un attimo le legittime e anche in parte necessarie, discussioni legate al sistema d’accoglienza nazionale ed europeo (se proprio ci tocca parlar di confini), con il movimento continuo di persone tra le nostre comunità dobbiamo certamente imparare a confrontarci. Dobbiamo farlo almeno fino a quando non cesseranno le bombe in Siria e le torture in Libia o fino a che non si smetterà di depredare le risorse naturali dell’Africa sub-sahariana, ma non soltanto. Queste sono solo risposte da “televideo” sarebbe più opportuno prendersi un po’ di tempo per risalire un po’ più alla radice della questione. Ma sarebbe troppo oneroso, ce ne rendiamo conto.
Allora pensiamo ad oggi, ai cittadini di Goro e Gorino da un lato e alle donne e persone sul pullman che non è riuscito ad arrivare a destinazione. Cittadini che improvvisamente si vedono espropriare del “loro” ostello di Gorino, e che in poco tempo in tenuta antisommossa si muniscono di cibo e bevande per prepararsi a resistere uniti e compatti, per far fronte all’arrivo del grande nemico, lanciando bombe mortali di “ aiutateli a casa loro”, “non siamo razzisti ma”, “non ce l’abbiamo con loro ma”,”non vogliamo profughi”. Tra le forme più misere e basse di razzismo degli ultimi tempi. Che scempio. Che cosa penseranno le persone sul pullman, e cosa spiegheranno ai loro figli? Ma noi, cosa spiegheremo ai nostri …
D’altra parte però la città partenopea ci restituisce voglia di credere nell’umanità: Napoli, città dove un presidio di solidarietà accoglie i migranti appena arrivati in Italia, che scappano dal loro paese e scappano dall’inferno libico, che li accoglie con lo striscione” Welcome Refugees, Napoli is your home”.
Solidali alle donne, uomini, bambini e bambine migranti, ai compagni e alle compagne di Napoli e a tutt*quelli che fanno dell’antirazzismo una pratica quotidiana.
“Scuola a Voce Alta”
“ La Paz” antirazzista
ArtLab occupato
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