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SUGLI EVENTI DEL 14 MARZO

Grande è la confusione sotto il cielo. Ma la situazione è tutt’altro che eccellente.

ANOMALIAIeri siamo stati letteralmente travolti da una notizia scioccante: sulla stampa locale, e subito dopo anche sulla nazionale, sono state riportate informazioni, alcune delle quali palesemente false, in merito alle indagini, ancora in corso, a carico di 5 attivisti del collettivo Raf di Parma, riguardanti un presunto caso di stupro avvenuto 5 anni fa nella sede del loro collettivo.

L’accaduto da una parte ci pone di fronte a giganti punti interrogativi che meritano risposte celeri ed esaustive; dall’altra ha provocato un senso di rabbia e malessere difficile da scrollarsi di dosso. Per quel che noi possiamo, dobbiamo fare chiarezza. Immediatamente. Lo dobbiamo a tutte e tutti coloro che attraversano i progetti e le serate del nostro centro sociale, a coloro che credono nella possibilità di fare politica in tante e tanti, spinti dal desiderio comune di costruire giustizia sociale; lo dobbiamo ai nostri percorsi politici e a tutte le persone che ci conoscono, ma lo dobbiamo anche a tutti gli altri centri sociali che esistono oggi in Italia, spazi di autodeterminazione e libertà. Lo dobbiamo a noi stessi, attivisti antifascisti.

Dobbiamo fare chiarezza. Innanzitutto la vicenda è ancora in fase di indagine da parte della magistratura, quindi non possiamo leggere i fatti come un qualcosa di definitivo né di chiaro. Soprattutto senza essere a conoscenza del punto di vista della ragazza interessata. Il presunto stupro, qualora venisse confermato, si è verificato in via Testi, stabile utilizzato da tante associazioni cittadine, tra cui la Raf, all’epoca dei fatti, e non in un centro sociale, come titolano erroneamente gli articoli di stampa!

Deve essere chiaro che il movimento antifascista parmigiano non può essere rappresentato come un corpo unico e omogeneo, ma al contrario come soggettività politiche differenti tra loro.
E poi rendiamo esplicito ciò che reputiamo più importante. Ci sentiamo in dovere di ribadire la nostra ferma condanna nei confronti di qualsiasi atto di violenza sessuale commesso da chiunque e in qualsiasi contesto rifiutando con forza ogni atto machista e sessista, perché qualsiasi forma di rapporto umano basato sulla costrizione e la sopraffazione è fascismo.

Di fronte all’atto di violenza sessuale risulta impossibile costruire giustificazioni e distinguo. Nel caso in cui i sospettati risultassero colpevoli di quanto accusati, gli auguriamo di non incrociare mai più le nostre strade, altrimenti e doverosamente alla legge dello Stato si sommerà la giustizia dei movimenti.

Quello che ci preme sottolineare è che nessuna delle persone coinvolte nelle indagini ha mai avuto a che fare con noi e i nostri spazi sociali e politici, quegli stessi spazi in cui è nato ed è attivo anche il collettivo di genere GeneRiot, espressione delle lotte che quotidianamente vengono portate avanti contro qualsiasi forma di discriminazione e violenza di genere. Ne sono prova le numerose iniziative realizzate in questi anni, dai dibattiti alle presentazioni di libri, fino alle contestazioni a gruppi contraddistinti da un’ideologia sessista.Siamo anche intervenuti personalmente nella risoluzione di episodi di violenza fisica o semplicemente verbale, intervenendo in situazioni di violenza domestica nel nostro stesso quartiere, come sanno le persone che ci conoscono.

Denunciamo con altrettanta forza l’atteggiamento diffamatorio di alcuni mezzi d’informazione e la parzialità degli articoli e servizi patti a costruire un clima di accusa nei confronti di tutti i centri sociali: l’episodio secondo le indagini non è avvenuto in un centro sociale, ma nella sede delle associazioni di via testi, sono indagati per dei fatti da dimostrare dei membri di un collettivo “rete antifascista” dissolto da anni. Questo attacco generale nei confronti dei “centri sociali” e degli “antifascisti” si inserisce in un articolato quadro cittadino che vorrebbe, senza riuscirci, relegare ai margini i movimenti. Non avendo elementi certi su quanto accaduto, rifiutiamo il meccanismo di accanimento mediatico, trovando alquanto semplicistico e vergognoso il linguaggio utilizzato da tv e giornali, che hanno parlato di “atteggiamento omertoso” nei confronti di “compagni”, catapultando la realtà dei centri sociali in un vortice di false e fuorvianti notizie.

I nostri centri sociali sono patrimonio comune, per tutta la città in cui sono inseriti, perché, al loro interno, noi donne pratichiamo lotta quotidiana al sessismo e alla violenza in ogni sua forma, e contaminiamo di continuo con le nostre pratiche i nostri compagni, amici e fratelli.

Per ora non possiamo che esprimere la nostra più grande sorellanza a questa ragazza. Se lei decidesse di confermare i sospetti di uno stupro di gruppo sul suo corpo e sulla sua persona, ci troveremmo di fronte ad un terribile e crudele atto fascista, il più brutto che potessimo mai vivere.
E in quel caso ci riguarderebbe tutte.

Art Lab Occupato, Casa Cantoniera Autogestita , Rete Diritti in Casa