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Indignazione, rabbia e cattiva informazione

comunicatoCome Collettivo GeneRiot ci sembra doveroso interrogarci e riflettere riguardo i fatti sconcertanti che abbiamo avuto modo di apprendere durante la giornata di ieri attraverso la stampa e i media locali e nazionali.

La questione si presenta da subito molto delicata, come sempre quando si parla di stupro e di violenza, ed in generale crediamo sarebbe un errore liquidarla in modo semplicistico e strumentale, come purtroppo spesso accade. Sarebbe invece da considerarsi come un obbligo inderogabile a riflettere con attenzione critica ed intelligenza sui molteplici significati e scenari che una vicenda di questo tipo può spalancare.

Lo stupro è una violazione non solo del corpo della vittima, ma della sua stessa individualità, della sua identità, è il trascurare e passar sopra al NO, all’espressione della negazione del consenso, è l’esercizio del potere più bieco sull’interezza dell’altra. Il fatto che esso non venga denunciato subito, o che non venga denunciato mai, non significa certo che sia stato gradito o che quell’azione non fosse da considerare violenta, ipotizzando che forse all’inizio fosse nato come gioco tra amici, magari sfuggito di mano.

Un’ azione del genere è la consapevole e cosciente dimostrazione di un atto di sovradeterminazione e di abuso di un corpo, che per ovvi motivi, non è più riuscito a sottrarsi alle dinamiche di potere esercitate da chi stava consumando la preda in questione.

La dinamica del branco, poi, rende il tutto ancora più machista e squallido: più uomini che concepiscono il sesso come atto predatorio e rivendicano il diritto di appropriarsene come e quando vogliono, anche per riaffermare la propria “superiorità di specie”, come se si trattasse di un loro diritto di natura. Non avendo elementi certi sulle colpe non è sicuramente nostra prassi accanirci mediaticamente su chi risulta accusato di un tale fatto, così come stanno facendo i media a livello nazionale, ancor prima di conoscere per intero la faccenda. Tuttavia, essendo la situazione di una tale gravità, pensiamo che sia necessario chiudere qualsiasi spazio politico agli accusati sperando e augurando una completa estraneità dai fatti, ed invitiamo altri gruppi a fare lo stesso fino a quando la situazione sarà chiarita.

La cosa pericolosa è la strumentalizzazione messa in atto proprio dai media, che utilizzano pesanti toni accusatori e termini che gettano fango su realtà come gli spazi sociali che sono luoghi in cui giorno per giorno si portano avanti percorsi contro sessismo e violenze di ogni genere e tipo. Magicamente e immediatamente, infatti, il luogo incriminato in cui il fatto sarebbe accaduto è diventato “il centro sociale”, termine che non solo non corrisponde alla reale sede in questione, ma che generalizza in maniera pericolosa quanto ingiusta facendo passare il concetto che dentro ai centri sociali si verifichino e siano concepite violenze sessuali e, ancor peggio, che queste restino in silenzio o impunite.

Il tentativo di criminalizzazione e demonizzazione dei centri sociale è più che palese, uno stigma che penderà su tutti gli spazi sociali, l’ennesima onda da cavalcare per promuovere campagne giustizialiste e forcaiole delle pene esemplari e della vittimizzazione della ragazza che “ai tempi appena maggiorenne non ha denunciato l’accaduto”.

La questione dello stupro in sé non riguarda solo le donne perché parte lesa, che risultano fin troppo spesso vittime due volte: la prima del loro aguzzino che toglie loro la possibilità di negarsi a dinamiche violente e non desiderate, e la seconda dell’opinione pubblica, che etichettandola ineluttabilmente come “vittima indifesa” nega nuovamente alla donna il riconoscimento di un reale potere su di sé, per esempio riguardo alla libera ed individuale scelta di denunciare o meno l’accaduto.

Questa subdola trappola in cui cade il buonismo dilagante della società che ci circonda non è altro che la riproposizione di quello stesso sistema patriarcale che vede la donna come essere “minore-minorenne-minorato” da tutelare perché incapace di farlo da sé, ed è lo stesso sistema in cui rientra la concezione del dominio sul femminile, che ha come risultato estremo proprio un atto come lo stupro.

La questione dello stupro è una faccenda che riguarda chiunque indipendentemente dal sesso e dal genere di appartenenza, per questo sarebbe opportuno che la sensibilizzazione a riguardo venisse fatta a partire dalle scuole, senza promuovere per  inasprimenti delle pene e appellandosi al securitarismo da parte di uno Stato che decide di tutelare le donne solo quando queste acconsentono a denunciare l’abuso.

Vogliamo perciò che siano offerti gli strumenti necessari per difenderci e tutelarci. All’interno dei nostri spazi sociali impariamo ad autodeterminarci , ci riappropriamo di quegli strumenti negati dalle istituzioni che ci vorrebbero invece tutte vittime per giustificare l’industria e la logica del salvataggio. Per non parlare poi della propaganda delle destre che sull’allarme stupri costruiscono politiche razziste e fasciste di solito nei confronti degli immigrati, mentre stavolta per  nel mirino c’è tutto, ci sono i centri sociali! Speculare sulla pelle di chi ha subito una violenza sessuale è inopportuno e squallido. Noi condanniamo qualsiasi tipo di violenza sessuale in ogni sua forma, fisica o verbale che sia. Prendiamo le distanze da chi è accusato di aver commesso tale mostruosità e ribadiamo forte il concetto per cui dentro i nostri spazi sociali non sono né ammesse né tollerate persone che dimostrino atteggiamenti discriminatori e violenti nei confronti delle donne.

Le ragazze del collettivo GeneRiot sono fiere di appartenere ad un realtà come quella di Art Lab e di lottare ogni giorno per scardinare pregiudizi e stereotipi di genere, e di fronte ad un tale attacco generalizzato nei confronti dei centri sociali, ci sentiamo in dovere di ribadire a gran voce che nessuna forma di violenza sessuale ha mai avuto luogo dentro i nostri spazi e mai potrà verificarsi.

GeneRiot –  Corpi in Rivolta